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Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo

pubblicato:18-07-2011 18:48 | inserito da: Redazione

Questo libro, diciamolo subito, è un’opera di riparazione. Un piccolo atto di giustizia, nei confronti di una memoria colpevolmente offesa.

 

Non è un romanzo, anche se potrebbe esserlo: la vita di Arpad Weisz, ricostruita con documenti dell’epoca e rarissime testimonianze, e narrata coi toni asciutti propri di un inchiesta, è già una sceneggiatura cinematografica.


In fondo sarebbe una dei milioni di storie dell’Olocausto.  Ma ha qualcosa di particolare, che la rende unica.

 

 

Il nome di Arpad Weisz occupa i gradini più illustri del podio del calcio italiano, appare negli almanacchi per le sue vittorie e nelle cronache sportive per il suo talento tattico e innovatore, che influenzò il calcio degli anni 30, e per le doti da scopritore di talenti. Un esempio su tutti: lanciò titolare in serie A un diciassettene scartato al provino dal Milan - il suo nome era Giuseppe Meazza. 

Da allenatore ha vinto uno scudetto coll’Inter (allora Ambrosiana) e due consecutivi con il Bologna. Di più: il Trofeo dell’Esposizione, la Champions League dell’epoca, vinto rifilando in finale un secco 4-1 ai mostri sacri del Chelsea (gli inglesi, fino a poco prima, non partecipavano alle competizioni internazionali perché ritenuti troppo superiori. Il Bologna di Weisz dimostrò che non era così).  

E’ relativamente semplice ricostruire la storia sportiva e gli ingredienti di questi successi. Rigore scientifico negli allenamenti, attenzione alla preparazione atletica, allora spesso trascurata, cura dello spogliatoio e attenzione alle personalità dei calciatori, tattiche dinamiche e innovative, l'introduzione dei ritiri pre partita, attenzione alla dieta in un periodo in cui anche in serie A era possibile vedere qualche pancetta e gli insidiosi tortellini non mancavano nei piatti degli atleti. Questo ed altro si può un buobna parte ricavare dai giornali dell'epoca.

Quel che sorprende è quanto poco si sapesse della vita privata e soprattutto del destino di Weisz – pur notoriamente riservato- dopo l’esilio dall’Italia, in seguito alle leggi razziali, un anno dopo aver vinto lo scudetto del ’37 col Bologna.

E’ solo grazie al lavoro di Matteo Marani, giornalista del Guerin Sportivo, che oggi sappiamo in che modo la Storia s’è intrecciata col destino di Weisz, della moglie e dei due figli.

Allora Weisz semplicemente sparì. Dalle pagine del “Calcio illustrato” con cui collaborava, dalla stampa in generale, dall’attenzione e dalla curiosità di quanti l’avevano conosciuto e stimato.
Certo, eventi più grandi catalizzavano l’attenzione. La storia incombeva,  la guerra mondiale si profilava all’orizzonte, il regime fascista censurava.
Allora il calcio era molto diverso, ma giocatori e allenatori di serie A già erano personaggi e celebrità: rimane molto strano che l’equivalente di un Lippi o un Capello di oggi sia scomparso così, che, nessuno si sia chiesto che fine avesse fatto – se fosse sopravvissuto, se avesse avuto una famiglia – prima della ricerca, settant’ani dopo, di un giornalista curioso. Che è riuscito, a trovare i segni delle tappe successive all’esilio – una breve parentesi a Parigi, poi ad allenare il Dordrecht.
Cittadina olandese la cui squadra, all’arrivo di Weisz, lotta per non retrocedere, e che l’anno dopo raggiungerà un impensato ed irripetuto quinto posto, sconfiggendo  anche i campioni del Feyonoord.
In Olanda è ancora un calcio dilettantistico, lontano dai fasti dell’Ajax, di Cruyff e del calcio totale – un bel passo indietro per chi ha vinto lo scudetto in Italia - ma almeno è un ingaggio, alla ricerca di una normalità sempre più sfuggente, in un Europa sempre più inquietante. Oltre ai vari documenti, sono incontri straordinari –con l’amico d’infanzia del primogenito Roberto, che ha conservato per settanta anni alcune foto e le poche lettere del periodo dell’esilio, e con un allora giovane terzino del Dordrecht, che permettono di ricostruire gli ultimi anni dell’uomo che aveva trionfato in Italia e in Europa, che pochi mesi prima (per la seconda volta) aveva ricevuto dallo stesso Mussolini le onorificenze per gli sportivi dell’anno. In fuga da camice nere prima e brune poi, in una crudele corsa col destino. 

 

*Perché recensire un libro di 4 anni fa? Perché per la memoria collettiva 4 anni contano poco, perché meglio tardi che mai, perché erano anni che non divoravo un libro in un weekend leggendo fino a notte fonda, perché oggi parlare di calcio può essere un buono strumento per ravvivare una memoria sbiadita a troppe orecchie sorde e troppi cuori induriti con modi simili a quelli del consenso di allora; perché, semplicemente, ne vale la pena.
[SM]

 

 

Dallo scudetto ad Auschwitz. Vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo

 Aliberti 2007

  Collana: I lunatici

  Lingua: Italiano

  ISBN-10: 887424200X

  ISBN-13: 978-8874242009

Tags: sport, storia, memoria | Categoria: Pubblicazioni | Nessun commento per ora

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